In Italia oltre 150.000 le applicazioni tecnologiche per il monitoraggio e la gestione dell’acqua, 110.000 per l’irrigazione virtuosa. Ma le big tech consumano oltre 2 miliardi di metri cubi di acqua dolce per il raffreddamento a liquido delle infrastrutture ed entro tre anni si salirà fra 4,2 e 6,6 miliardi. La fotografia scattata dall’Osservatorio Proger

Sono oltre 150.000 le applicazioni tecnologiche, inclusi software di intelligenza artificiale, presenti in Italia per il monitoraggio e la gestione dell’acqua. Un boom in costante crescita che vede in testa il comparto agricolo con 110.000 aziende, l’avanguardia più performante su un totale nazionale di 1.130.000 aziende agricole che consumano oltre il 50% della domanda totale di acqua del paese. L’utilizzo di tecnologie di “agricoltura 4.0”, di irrigazione “a goccia”, “di precisione”, “idroponica”, “verticale”, consente un abbattimento dei costi e risparmio di acqua fino al 70%.

Eppure, anche con questi strumenti a disposizione, nel Belpaese vige un vero e proprio “paradosso idrico”: le nuove tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale, consumano infatti moltissima acqua per il raffreddamento delle unità di elaborazione dei dati. Nel 2022 le aziende tecnologiche globali top – Google, Microsoft e Meta – hanno prelevato e consumato oltre 2 miliardi di metri cubi di acqua dolce. E fra 3 anni si stima che la domanda di AI generativa richiederà prelievi tra 4,2 e 6,6 miliardi di metri cubi. Non è però una condanna irreversibile, visto che già si iniziano ad applicare tecnologie di raffreddamento ad alta efficienza e ridotto consumo di acqua.

Fonte “Corrierecomunicazioni.it” del 20/06/2024