Secondo quanto emerge dal report annuale del Capgemini Research Institute le realtà finanziarie non riescono a massimizzare gli investimenti e solo il 12% delle organizzazioni può essere annoverato come “innovator”. Troppe inefficienze nella raccolta e nella gestione dei dati e lacune nella cybersecurity. E le complessità normative rallentano la roadmap
e istituzioni finanziarie si trovano ad affrontare un contesto difficile, a causa dell’inefficienza nella raccolta e nella gestione dei dati, delle lacune nella cybersecurity, delle complessità normative e dell’evoluzione delle aspettative dei clienti. In questo quadro, banche e compagnie assicurative si rivolgono sempre più spesso a soluzioni cloud per mitigare i rischi, tuttavia solo il 12% delle organizzazioni di servizi finanziari può essere considerato “cloud innovator”.
Lo afferma il World cloud Report for Financial Services 2025 del Capgemini Research Institute, dal quale emerge che, in questo grande ambito d’azione, qualcosa continua a non tornare: se da un lato, infatti, si registra un aumento del 26% nell’utilizzo di termini legati al cloud nelle relazioni annuali delle 40 principali società bancarie e assicurative a livello globale tra il 2020 e il 2023, dall’altro emerge che le aziende si trovano ad affrontare ostacoli nella massimizzazione del valore del cloud, poiché alcune problematiche di tipo operativo continuano a influenzare i dirigenti, rallentando il rendimento delle iniziative di trasformazione e degli investimenti nel cloud.