Pur offrendo interessanti prospettive, in termini di privacy e rispetto del copyright, i dati sintetici presentano sfide complesse: la difficoltà di riprodurre fedelmente la complessità dei dati reali, il rischio di introdurre nuovi bias e la necessità di rigorose validazioni
L’intelligenza artificiale sta trasformando in modo profondo numerosi aspetti della nostra vita quotidiana, con progressi significativi guidati da realtà come Google, Meta, OpenAI e Stability AI. Alla base di questi avanzamenti vi è la capacità di addestrare sofisticate reti neurali attraverso enormi quantità di dati. Tuttavia, questa dipendenza solleva interrogativi sempre più pressanti in merito alla legalità e all’etica delle modalità di acquisizione dei dati, in particolare rispetto al consenso degli utenti e ai diritti di proprietà intellettuale.
Nel contesto europeo, l’uso improprio di dati da parte dei sistemi di IA può compromettere i diritti fondamentali sanciti dagli articoli 7 e 8 della Carta dei Diritti Fondamentali UE, riguardanti il rispetto della vita privata e la protezione dei dati personali.
Per tutelare questi diritti, si applicano il GDPR e il nuovo regolamento (UE) 2024/1689 AI Act. Tra gli strumenti di controllo previsti figurano la DPIA (art. 35 GDPR) e la FRIA (art. 27 AI Act), che possono essere svolte congiuntamente. A livello nazionale, il disegno di legge n. 1146 introduce ulteriori disposizioni su informazione, ricerca e trattamento dei dati personali in ambito IA, oltre a deleghe su algoritmi e metodi di addestramento.
Fonte “Norme e Tributi Plus Diritto” de “Il Sole 24 Ore” del 28/04/2025